23 settembre 2019

Io sono il mio lavoro. Storie di uomini e di vini

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Io sono il mio lavoro. Storie di uomini e di vini non è semplicemente un libro ma anche uno spettacolo teatrale. 
È un grande affresco della storia d’Italia, dagli anni 30 ad oggi, visto attraverso gli occhi di chi lavora la terra. Dionigi, il protagonista dello spettacolo, è chiamato a ritirare un premio per un suo vino. Nell’ora che lo separa della cerimonia ripercorre le tappe della sua vita in una sorta di “Posto delle fragole” bergmaniano. 

È il racconto di un piccolo produttore. Il racconto delle sue lotte per arrivare a produrre un vino da sogno. Utopico, forse. Un vino in cui passato e presente, tradizione e modernità si fondono dando vita a un vino da premiare. Un vino capace di racchiudere in sé memoria di piccola e grande Storia. 
 

Il vino di Dionigi racconta della civiltà che lo ha prodotto e per questo rimanda, attraverso profumi e sentori, alla sacralità del vino. Ovvero la natura unita al lavoro dell’uomo. La straordinaria epopea di Dionigi si muove tra la grandine di agosto e la siccità, tra una burocrazia asfissiante e declivi da dissodare, tra i richiami di un posto fisso in una qualche industria cittadina e muretti a secco da rimettere in piedi. In questo mare il nostro Dionigi sa bene che la sua sopravvivenza risiede nell’essere insieme contadino, imprenditore e anche un po’ artista. 

Io sono il mio lavoro. Storie di uomini e di vini diviene così un affresco sul valore etico del lavoro. Un’etica da tramandare alle future generazioni come la più preziosa delle eredità, perché il lavoro ben fatto, oggi come ieri e come domani è sempre frutto di un forte legame tra generazioni. 

“Per fare un buon vino ci vogliono almeno il cinquanta per cento di vigneti vecchi.” Conclude Dionigi con saggezza. 
 

Dionigi è un vignaiolo. Dionigi non separa il lavoro dalla vita. Per lui vigna e vite sono fuse insieme, in un rapporto d’amore. E l’amore non divide ma unisce. Sono lavori che non possono prescindere dall’amore, molto diversi da quelli dello sciame inquieto di consumatori che popola le nostre strade. Così, il vino di Dionigi, prima che di mandorla e liquirizia, sa di fatica, sudore, storia e voglia di resistere e di amare, malgrado tutto.
Pino Petruzzelli

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PINO PERTUZZELLI

Autore, regista e attore del Teatro Stabile di Genova. Nasce a Brindisi e, dopo gli studi a Roma, lavora per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali. Nel 1988 crea con Paola Piacentini il Centro Teatro Ipotesi, che si occupa di temi legati al rispetto e alla conoscenza delle culture. 

Inizia così un viaggio che lo porta dalle riserve indiane del Nuovo Messico fino ai territori della ex Jugoslavia. Per anni attraversa le nazioni dell’area mediterranea vivendo come e con le persone che incontra. È ospite in case palestinesi e israeliane, dove tocca con mano la fatica di vivere quel conflitto, dall’una e dall’altra parte. 

Dorme sotto lo stesso tetto di chi trascorre la propria vita nei deserti. Conosce l’attore algerino Rachid, scampato a un attentato terroristico in cui fu sterminata tutta la sua compagnia teatrale rea di aver rappresentato un testo scomodo. In Albania incontra chi ha conosciuto le torture e le prigioni del regime comunista di Enver Hoxha. 

Da questi viaggi nascono spettacoli in cui racconta la profonda umanità di chi è costretto a vivere situazioni difficili. Scrive così Piccolo viaggio lungo il Mediterraneo e, con il giornalista Massimo Calandri, Marocco, Albania e Il G8 di Genova.
 
Con Chiarelettere ha pubblicato
i suoi libri “Non chiamarmi zingaro” e “Gli ultimi”. E’ blogger de Il Fatto Quotidiano. 



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Appuntamento SABATO 5 ottobre 2019 alle ore 20.45 presso Contadi Castaldi, via Colzano 32 Adro

A fine spettacolo sarà possibile degustare i vini della Cantina Contadi Castaldi al costo di 5 euro al bicchiere.






Vi aspettiamo!
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