16 ottobre 2015

Intervista all’intervistatore Giovanni Peli

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Abbiamo deciso di “strappare il microfono” a Giovanni Peli che cura il progetto Parole da Cantare da ormai qualche anno, per fargli qualche domanda sul progetto.



Ciao Giovanni; ci racconti in breve cos’è e come è nato il progetto dedicato alla musica “Parole da cantare” che curi per Terre dell’Ovest? Qual è la proposta di quest’anno?



Parole da cantare nasce alcuni anni fa in forma di conferenza sulla Storia della canzone d’autore italiana. Con la nascita di Terre dell’Ovest, il cartellone di incontri culturali del Sistema Bibliotecario Ovest Bresciano, ho pensato di fondere una delle mie passioni con il mio ruolo professionale di bibliotecario di Zone; Il Sistema si è rivelato interessato a questa mia idea, e da ormai cinque anni “Parole da cantare” accoglie al proprio interno il tema scelto annualmente da Terre dell’Ovest, proponendo un percorso musicale che privilegi la musica cantata, quella che unisce dunque testo e musica. Dopo la Storia della canzone d’autore italiana, gli altri titoli furono Il tema del viaggio nella canzone italiana, Un viaggio nelle voci dell’Estremo Oriente e Canzoni dell’Altra America, dedicato alla musica popolare brasiliana. Quest’anno ci dedichiamo alla cultura locale, perciò ho scelto alcuni dei più rappresentativi cantautori bresciani, li ho intervistati e li ho invitati a suonare in un concerto che si terrà al Teatro Sociale di Palazzolo sull’Oglio il 14 novembre.


 

Brescia e la musica “bresciana”

In che modo sei legato a Brescia? La città ti ha aiutato nella tua crescita artistica? 
Puoi raccontarci brevemente le tue principali tappe stilistiche e in che modo hanno influito sul tuo futuro creativo?

Attualmente non sono molto legato alla scena musicale bresciana; nel corso degli anni le proposte musicali bresciane si sono moltiplicate a dismisura ed è difficile seguirne molte e ancora di più affezionarcisi. Non credo di essere stato nemmeno molto “aiutato”; nel corso degli anni mi sono fatto un’idea del piccolissimo contributo che posso dare e sono sempre in frenetica attività, ma ciò mi impedisce di curare in modo adeguato la mia presenza sulla “scena”, che è per lo più dettata dal caso. Devo peraltro ammettere che le cose migliori che ho fatto (per soddisfazione e riscontri) sono avvenute fuori Brescia, o comunque indipendentemente da Brescia intesa come “sede istituzionale”. Ma a parte le vicissitudini personali, posso dire tranquillamente che a Brescia ci sono moltissimi talenti autentici nel campo della musica, e in ogni genere musicale. Ce ne sono tra le “vecchie glorie”, e anche tra i giovani. Ne troviamo moltissimi tra i musicisti, spesso veri e propri virtuosi, molti meno a livello autoriale, ma ce ne sono.
Scrivo da ormai più di vent’anni e essendo molto curioso come persona ho affrontato diversi generi, sia musicali sia letterari. Le esperienze editoriali, discografiche, teatrali sono davvero molte e non mi piace classificarle in tappe o scinderle in più o meno importanti: tento sempre di dare il meglio che posso, col mio stile e la mia passione. Il tempo ha fatto sicuramente di me più un autore che un performer, ma in fondo faccio sempre quello che mi appaga: mi fa anche sempre piacere riprendere in mano la chitarra, che suono fin da piccolo. Non so cos’è che mi riesce meglio, lo deciderà chi mai avrà voglia di setacciare la mia produzione!

   

Adesso qualche domanda in più sulla musica e sui tuoi progetti.

Qual è la canzone che ti potrebbe rappresentare di più in questo momento della tua vita e come cantautore?

La canzone che mi rappresenta di più oggi è Distanza, (tratta dall’ultimo EP Specie di Spazi) che parla di una serenità raggiunta a fatica, con un testo a mio avviso intenso e ironico allo stesso tempo; questo pezzo mi ha dato inoltre conferma della possibilità di far compenetrare moderne sonorità elettroniche in una scrittura cantautorale. Mi hanno aiutato nell’arrangiamento Alessandro Pedretti e Stefano Castagna (che è anche il produttore).

 


Anche nel tuo disco Tutto quello che si poteva cantare avevi iniziato a tracciare questa strada, se pensiamo a brani come Viene la notte? È stata una evoluzione naturale della scrittura delle canzoni?


Dici bene, quel pezzo ha avuto conseguenze fortissime… ricordo benissimo come è andata. Viene la notte è una dolce ballata che ho scritto nel lontano 2001, che proponevo per lo più chitarra e voce, con un arpeggio di chitarra piuttosto elaborato; dissi a Silvio Uboldi di trascrivere esattamente tale arpeggio usando i suoni elettronici che stava elaborando.


L’arrangiamento in una canzone può rivelare profondità inaspettate e il suono del nostro tempo è elettronico, secondo me.




Molto importante è anche il lavoro fatto sui video delle canzoni dell’ultimo EP. Ci racconti qualche cosa su come sono nati questi video particolari e molto belli? Chi è l’autore?


Specie di spazi è infatti anche un progetto multimediale realizzato interamente online che si può fruire dal mio sito. Nella sezione musica si trova una pagina per ognuna delle cinque canzoni. Ad ogni canzone corrispondono un testo di presentazione, una fotografia e un video, ognuno dei quali interpreta la canzone. Specie di spazi è il sovrapporsi di queste interpretazioni. Dopo il videoclip ironicamente e iconicamente rock di Tutto quello che fai (singolo di Tutto ciò che si poteva cantare) volevo proporre tutt’altro, e ho pensato a questi “antivideo”, che fossero soprattutto un sottofondo suggestivo alla canzone (ma la suggestione aumenta le possibilità di senso): è una direzione spesso battuta ultimamente e si pone in modo efficace in contrasto con la “dittatura dell’immagine” molto in voga fino a oggi (credo che la nausea di tale linguaggio sia sempre più condivisa). Queste sovrapposizioni creano sicuramente complessità (non confusione), e sono certo che la complessità abbia una forza salvifica per tutti… (sicuramente per me). Ho utilizzato foto di Fabiana Zanola e Paolo Piccoli, mentre i video sono stati realizzati da Mario Martinazzi e Aiman Barikhan. Non ho alcun interesse per forme retrive di arte “pop”, né per il revival, scanzonato o serio che sia. Ad ogni modo questa è solo teoria e ognuno deciderà se e quanto queste scelte possano anche piacere.


 

Dimmi due nomi, cantautori o gruppi, che ti piacciono, e altri due, stavolta bresciani, che vuoi segnalare.

Tra i classici Ivano Fossati, tra i giovani Colapesce.
Tra i bresciani segnalo quelli che ho intervistato in questo blog!

A livello internazionale cosa stai ascoltando in questo periodo?

Mi piace molto seguire la nuova musica elettronica perché m dà molti stimoli per capire che tipo di arrangiamento fare nelle mie nuove canzoni. Adoro Jon Hopkins e Caibou





Ringraziamo Giovanni per l'intervista e per il lavoro svolto durante le interviste ai cantati del concerto di "Parole da cantare".Gli auguriamo buona fortuna per tutta la sua musica e scrittura.
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